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Il giudicato penale non preclude l’azione civile per risarcimento danni

La Suprema Corte definisce i confini dell’art.652 C.P.P. (Cass.penale 25646/2007)



La Suprema Corte nella recente sentenza 25646/2007 interviene per chiarire la portata applicativa dell’art. 652 C.P.P.
Il caso di specie concerneva la possibile proponibilità ad opera degli eredi di un’azione civile diretta ad ottenere  dall’investitore il risarcimento per incidente mortale ai danni di un ciclista.
Una sentenza penale irrevocabile di assoluzione, a giudizio della Cassazione, non preclude il giudizio civile quando fondato sull’esclusione dell’elemento soggettivo.
Il diritto a proporre l’azione civile viene meno quando il giudicato penale contiene un “effettivo, specifico, concreto accertamento circa l’insussistenza del fatto o l’impossibilità di attribuire questo all’imputato”.
La sentenza penale irrevocabile di proscioglimento perché il fatto non costituisce reato non pregiudica l’eventuale processo civile.
Il giudice civile potrà, quindi, “pervenire a soluzioni e qualificazioni non vincolate all’esito del processo penale”.
Per giungere a tale affermazione di diritto, la Suprema Corte, in linea ad un recente orientamento (Cass.3193/2006, Cass. 20325/2006), si pone in netto contrasto con quell’indirizzo giurisprudenziale (Cass. 3728/2002) che escludeva il diritto al risarcimento del danno non patrimoniale quando non accertata in sede penale “la sussistenza del reato che di quel diritto costituisce il presupposto”.