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Valore probatorio delle analisi del DNA

Problemi connessi al prelievo di campioni biologici ai 'sospettati' di reati





Le tracce biologiche  raccolte sulla scena del delitto  ( sangue, sperma, saliva, peli, frammenti di tessuto, sudore...) vengono analizzate durante la fase delle indagini  per identificare  gli autori dei delitti.

Sulla base di quanto affermato dalla Cassazione, i risultati dell'indagine genetica condotta sul DNA hanno natura di prova e non di mero elemento indiziario ex art.192 secondo comma Cpp. [Cass.48349/2004].

Italia,  Malta, Grecia e Portogallo sono alcuni dei Paesi in cui non è ancora stata istituita una banca dati del DNA,  nonostante la Risoluzione del Consiglio Europeo del 9 giugno 1997 ne sollecitasse l'introduzione. (1)

Nei confronti  di coloro che tentano di introdurla anche in Italia, per evidenti ragioni investigative e probatorie, vengono sollevate pesanti critiche da parte di coloro che sostengono , invece, la priorità della tutela della privacy.

Occorre sottolineare , peraltro, che è prassi diffusa , durante la fase delle indagini , individuare i responsabili dei delitti  anche mediante l'analisi  di campioni di sospettati acquisiti senza attività invasiva ( es. prelievo saliva sui bicchieri o sulle sigarette utilizzati dai soggetti interrogati).
Non esiste, infatti, alcuna norma che vieti tale pratica, in quanto non viene violata la libertà personale dell'interessato.

La Consulta nella sentenza 238/1996 ha dichiarato l'illegittimità parziale dell'art. 224 secondo comma C.P.P. nella parte in cui consente che il giudice, nell'ambito delle operazioni peritali, disponga misure che comunque incidano sulla libertà personale dell'indagato o dell'imputato  o di terzi, al di fuori di quelle specificamente previste nei "casi " e nei "modi" dalla legge.
Nel nostro ordinamento è , quindi, impossibile l'esecuzione coattiva della perizia ematologica.

L' art.10 d.m.  n.144/2005 (G.Uff. 27/7/2005), tuttavia,  prevede la possibilità per il P.M. di autorizzare la polizia giudiziaria a prelevare coattivamente la saliva del soggetto per identificarlo mediante l'analisi del DNA "nel rispetto della dignità personale del soggetto".

Secondo il prevalente orientamento giurisprudenziale, il rifiuto ingiustificato dell'imputato di consegnare o lasciarsi prelevare campioni di DNA per la comparazione con reperti raccolti sul luogo del delitto costituisce elemento di prova valutabile dal giudice [Cass.44624/2004].

E' ammissibile la revisione quando il successivo progresso scientifico consente di pervenire, in sede di analisi comparatistiche del DNA, a conclusioni diverse e più attendibili rispetto a quelle sulle quali si era fondata la decisione irrevocabile del giudice [Cass.1976/1997].


                                                                                                                              L.T.



Milano, 7 febbraio 2007


_________________________
(1) Risoluzione del Consiglio Europeo 9 giugno 1997 n. 97/C 193/02 (G.U.C.E. 24 giugno 1997 n. 193, 2)


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