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Trattamento illecito dei dati personali

Profili di continuità e discontinuità tra la legge sulla privacy e il Codice in materia di dati personali [Cass.26680/2004]



Nella sentenza 26680 del 2004, la Suprema Corte ha affrontato la questione della continuità normativa tra

  • il reato di trattamento illecito dei dati personali ( art. 35, commi 2 e 3  - legge sulla privacy n. 675/1996)
  • il reato di cui all'art. 167 del d.lgs. 196 del 30/6/2003 ( Codice in materia di protezione dei dati personali ).
L'art.35 secondo comma della l. 675 del 1996 puniva con la reclusione da tre due anni, salvo che il fatto costituisse reato più grave, chiunque , al fine di trarne per sè o per altri profitto o di recare ad altri un danno, comunica o diffonde dati personali in violazione dell'art. 22 della legge senza il consenso scritto dell'interessato e la previa autorizzazione del Garante.
Il terzo comma prevedeva il nocumento come circostanza aggravante del reato previsto dal comma precedente.

L'art. 13 d.lgs. 467/2001 ha introdotto la condotta più ampia di trattamento dei dati personali che è comprensiva anche della comunicazione e diffusione.

Il d.lgs. 196/2003 ha stabilito col secondo comma art.167:
"è punito con la reclusione da uno a tre anni chiunque, al fine id trarne per sè e per altri profitto o di recarne ad altri  un danno , procede al trattamento di dati personali in violazione dell'art.26, se da fatto deriva nocumento".

Nella sentenza in esame, la Suprema Corte ha rilevato :
  1. un'abolizione parziale del reato 'semplice' di "trattamento illecito di dati personali senza nocumento per l'interessato (art.35 secondo comma d.lgs.675/1996)
  2. un'analogia strutturale tra il reato aggravato previsto dalla norma abrogata e il reato disciplinato dalla nuova norma poichè
  • identico è l'elemento soggettivo del dolo specifico
  • identici sono gli elementi materiali ( il trattamento illecito dei dati personali e il nocumento derivatone per l'interessato non consenziente)
  • in entrambi i casi, il nocumento è coperto dal principio di colpevolezza.
In conclusione,  tra il reato di cui all'art.35 terzo comma l.675/1996 e quello attualmente punito, con analoga pena, ex art.167 secondo comma  d.lg.196/2003 sussiste un rapporto di continuità normativa.






Milano, 20 febbraio 2007