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Ravvedimento come atteggiamento tenuto nell'esecuzione pena

Liberazione condizionale:troppo opinabili le indagini psicologiche Cass.pen. 24 aprile 2007, n. 18022



Presupposto fondamentale della liberazione condizionale è, ai sensi dell'art. 176 C.P., dal  requisito soggettivo del "sicuro ravvedimento" del condannato, desumibile dal comportamento tenuto durante il tempo di esecuzione della pena, introdotto dalla L. n. 1634 del 1962, costituisce  il presupposto fondamentale della liberazione condizionale.
In una significativa pronuncia, la Suprema Corte nella sentenza 18022 del 2007 delinea i confini applicativi del beneficio in esame.
Ai fini della concessione della liberazione condizionale, il "ravvedimento" deve consistere nell' "insieme degli atteggiamenti concretamente tenuti ed esteriorizzati dal soggetto durante il tempo di esecuzione della pena, che consentano il motivato apprezzamento della compiuta revisione critica delle scelte criminali di vita anteatta e la formulazione - in termini di "certezza", ovvero di elevata e qualificata "probabilità" confinante con la certezza - di un serio, affidabile e ragionevole giudizio prognostico di pragmatica conformazione della futura condotta di vita del condannato al quadro di riferimento ordinamentale e sociale, con cui egli entrò in conflitto con la commissione dei reati per i quali ebbe a subire la sanzione penale".
La Corte privilegia parametri obiettivi di riferimento rispetto ad indagini di tipo psicologico di contenuto "fluido ed opinabile".
Il Collegio in linea con la la più recente ed ormai prevalente giurisprudenza di legittimità (Cass., Sez. 1^, 11/3/1997 n. 1965, Rodio; Sez. 1^, 10/12/2004, n. 196/05, P.G. in proc. Micaletto; Sez. 1^, 18/5/2005, n. 25982, P.G. in proc. Senzani; Sez. 1^, 10/1/2007, n. 6873, P.G. in proc. Fiore) esclude che il "comportamento" da valutare in termini di ravvedimento possa essere individuato nella pretesa modificazione, ideologica e psicologica, della personalità del condannato, connotata "inferiormente" da pentimento, riconoscimento di errori e colpe, riprovazione morale dei delitti commessi, ammissione di colpevolezza, accettazione della condanna e della pena, "intima" adesione ai valori e ai modelli espressi dall'assetto istituzionale, nè tantomeno da formale "abiura" delle pregresse condotte devianti.


03.02.2008