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Andrei Chikatilo
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Il Mostro di Rostov

Andrei Romanovich Chikatilo, il più violento serial killer della storia del crimine in Russia.



4. Modus operandi

Uccide le sue vittime per strangolamento e, dopo, opera sui cadaveri sevizie e mutilazioni.
Il Mostro di Rostov era affetto da:
- necrofagia, desiderio di cibarsi delle carni delle sue vittime
(solo per fare un esempio uccide la sua prima vittima per strangolamento, le morde braccia e ingoia parte di un seno)
- necrofilia, una perversione che porta a provare attrazione per i cadaveri
Infierisce sui corpi esanimi bevendo il sangue ancora caldo delle vittime in agonia.
Massacrava le sue vittime ( quaranta coltellate inferte a Lyuba Biryuk ) e alla fine cavava loro gli occhi, strappava loro il cuore dal petto e staccava loro le dita a morsi.


5. Un breve viaggio nella mente di uno dei più crudeli criminali del secolo scorso

La madre lo fa crescere raccontandogli i macabri particolari della morte di Stepan, un suo presunto fratello, di cui non c’è però alcuna traccia all’anagrafe. Il bambino, secondo i racconti della madre, sarebbe stato rapito da alcuni contadini che lo hanno poi mangiato per sopravvivere alla terribile carestia che nel 1930 aveva messo in ginocchio gli abitanti delle fredde campagne russe.
Terrore e paura affollano la mente di Andrei che matura un forte disagio psicologico.
La prima fase della sua vita è caratterizzato da un opprimente senso di inadeguatezza che sfocia in singoli e isolati episodi di violenza ( in particolare nei confronti dei suoi alunni ).
Quando giunge all’età di 42 anni, la violenza, che per tanti anni era riuscito a tenere sotto controllo, diventa incontrollabile.
Incomincia a uccidere.Torturare le sue vittime e infierire sui loro corpi gli fa provare quel piacere che le sue disfunzioni sessuali non gli consentono di provare in condizioni di normalità.
I giudici lo riconosceranno capace di intendere e volere.


6. La fine del ‘ Mostro di Rostov’

Il 22 novembre 1990 viene arrestato e confessa oltre 50 omicidi. La sua voce roca che descrive ogni più piccolo dettaglio viene registrata dagli inquirenti.
Al processo, che inizia nel 1992, Chikatilo ritratta tutto e mostra alla corte una perversa follia mostrato con spavaldi sorrisi. Si sente un bambino al centro dell’attenzione.
Nell’agosto 1992 viene condannato alla pena capitale. Dopo la lettura del dispositivo della sentenza, si alza in piedi e canta l’Internazionale Russa. E’ il suo ultimo gesto di folle protagonismo.
Secondo i resoconti ufficiali, Andrei Chikatilo viene giustiziato con un colpo di pistola alla nuca il 16 febbraio 1994 nel cortile del carcere di Mosca.



Milano, 2 aprile 2007



                                                                                              L.T.

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