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Vincenzo Verzeni,
Vincenzo Verzeni, "Il Vampiro della Bergamasca"
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Il Vampiro Strangolatore di donne

Breve storia di Vincenzo Verzeni, il serial killer italiano che nel XIX secolo uccise con inspiegabile ferocia giovani donne della Bergamasca


Vincenzo Verzeni è il primo serial killer  italiano la cui personalità e le cui condotte sono state oggetto di attento studio da parte degli scienziati del tempo.


Biografia

Nacque l’11 aprile 1849 a Bottanuco , un piccolo paese della Bergamasca.
Nel 1868 tentò di uccidere volontariamente la cugina dodicenne, Marianna Verzeni, mentre era a letto ammalata.
L’8 dicembre 1870 tolse la vita in aperta campagna alla piccola Giovanna Motta .
Il 27 agosto 1871 uccise Elisabetta Pagnoncelli.
Nel 1873 venne processato per tentato omicidio e per omicidi aggravati dall’aver commesso i reati mosso da futili motivi. Per un solo voto non fu condannato alla pena di morte, ma concluse la sua esistenza in prigione.


Modalità di esecuzione dei delitti

Veniva chiamato lo “strangolatore di donne” perché cingeva il collo delle vittime fine a soffocarle.
Gli venne anche attribuito lo pseudonimo “vampiro della Bergamasca” perché dopo aver ucciso le giovani donne ne succhiava il sangue.
Così Verzeni descriveva il suo morboso piacere di uccidere:“Le graffiature che si trovavano sulle cosce non erano prodotte colle unghie, ma con i denti, perché io, dopo strozzata  la morsi e ne succhiai il sangue che era colato, con che godrei moltissimo.”
Giovanna Motta venne trovata in aperta campagna nuda con il corpo lacerato dai colpi inferti e mancante di alcune parti. Verzeni le aveva strappato i visceri e li aveva deposti nel cavo di un gelso. Le aveva asportato un brandello del polpaccio della gamba destra. Non si sa se abusò della fanciulla perché il cadavere venne rinvenuto privo degli organi genitali.
Elisabetta Pagnoncelli venne strangolata mediante l’uso di una corda ritrovata sul luogo del delitto.
Il suo corpo presentava numerose e profonde ferite da taglio con conseguente fuoriuscita l’intestino.
Sulla scena criminis Verzeni posizionava alcuni spilli come per un macabro e incomprensibile rituale.


Aspetto fisico e portamento dell’omicida

Venne definito da un cronista dell’epoca  in questi termini: “Giovinotto con capelli biondi , con fini mustacchi dello stesso colore, con lineamenti regolari , d’aspetto florido , fisionomia che quasi potrebbe dirsi simpatica, se non avesse un’espressione alquanto cupa ed uno sguardo semilosco” .


Lucidità mentale o follia omicida?

Al fondatore dell’antropologia criminale, Cesare Lombroso, venne affidato i compito di studiare la personalità dell’imputato. Il più importante criminologo del tempo lo definì nella perizia come un omicida seriale  “sadico sessuale, vampiro, divoratore di carne umana” che commetteva i delitti in perfetta lucidità. Secondo Lombroso, quindi, Verzeni non era un malato di mente anche se agiva in uno stato di anomala eccitazione.
Prof. Luigi Fornasini in ‘Studio psicologico di Vincenzo Verzeni lo strangolatore’ scrisse: “ Un uomo che abbia commesso tutti i delitti, dei quali è imputato il giovine Verzeni, nel modo e nelle forme note, potrà dirsi nel linguaggio volgare  un pazzo noi però lo denunciamo  a rigore di termine come un delinquente”


                                                                                                                              L.T.

Milano, 8 gennaio 2007