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Leonarda Cianciulli - La Saponificatrice di Correggio
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La saponificatrice di Correggio

Leonarda Cianciulli, serial killer italiana che nel secolo scorso uccise tre donne e utilizzò i corpi delle sue vittime per realizzare saponi.




Premessa

Secondo gli studi dell’FBI, la percentuale di serial killer di sesso femminile è contenuta tra il 5 e il 10 per cento.
Parte di tali donne, inoltre, nella commissione degli omicidi, ha collaborato con un uomo.
E’ proprio sulla base di tale premessa che pare ancora più interessante lo studio della vita criminale di quell’inquietante serial killer italiana soprannominata la Saponificatrice di Correggio


Biografia

Leonarda Cianciulli nasce a Montella (Avellino) nel 1892.
Ha un rapporto conflittuale con la madre che continua a vederla solo come il frutto della violenza subita da giovane e per causa della quale era stata costretta a sposare l’uomo che l’aveva rapita e stuprata.
Sposa contro il volere della sua famiglia Raffaele Pausardi, con il quale concepisce 12 figli, otto dei quali moriranno in tenera età.
Nel 1930, a seguito del terremoto che distrugge la loro casa ad Irpinia, si trasferisce insieme alla sua famiglia a Correggio, in Emilia Romagna.
Rimasta vedova, per mantenere i suoi quattro figli (Giuseppe, Bernardo, Biagio, Norma), intraprende un’attività di commercio d’abiti usati e offre servizi di chiromanzia astrologia.


Il movente degli omicidi.

Durante il processo, la Cianciulli dichiara che, nei giorni in cui teme che i suoi figli maschi vengano chiamati alle armi, un’apparizione le ordina di sacrificare una vita per ognuno di loro.
“Non ho ucciso per odio o per avidità, ma solo per amore di madre”. Con queste parole l’assassina mostra di essere pienamente cosciente dei crimini commessi e di non provare alcun pentimento.
La donna, però, prima di uccidere si appropriava anche dei beni delle sue vittime. Per tale motivo il Tribunale conclude: “L’ha fatto soltanto per denaro, il denaro delle sue povere sfortunate vittime”.


Vittime

Dopo aver deciso di ascoltare le ‘voci malefiche’ che le ordinano di uccidere, Leonarda Cianciulli sceglie accuratamente le sue vittime tra le donne che vengono periodicamente a farsi leggere le carte da lei.


  • Faustina Setti, 73 anni, nubile, desiderosa di incontrare un uomo con cui instaurare una relazione duratura.
  • Francesca Soavi, 55 anni, in cerca di occupazione.
  • Virginia Cacioppo, 59 anni , vedova, anch’essa in cerca di lavoro.



Modus operandi

La follia della donna si spiega non solo nel movente degli omicidi, ma anche nelle modalità di esecuzione e nelle successive operazioni di trasformazione dei cadaveri (non solo a fini di occultamento).
Uccide la prima vittima decapitandola con un colpo d’ascia. Con una sega depazza il corpo in nove parti.
Fa bollire per varie ore le parti dei cadaveri delle sue vittime in un pentolone contenente soda caustica.
La Cianciulli racconta i suoi macabri rituali con queste parole: “I pezzi non adatti alla saponificazione, deposti in un bidone a parte, li versavo un po’ nel gabinetto e un po’ nel canale che scorre vicino a casa mia. Finita l’operazione, mi accorsi che nel sapone c’erano dei pezzi più duri. Erano le ossa che non ero riuscita a saponificare, ma che pure erano divenute fragilissime, tanto che si dissolvevano a toccarle.”


Non accettare dolci dagli sconosciuti!

Le mamme ci insegnano che non bisogna mai accettare dolci dagli sconosciuti quando non se ne conoscono perfettamente gli ingredienti. Le vicine di casa della Cianciulli avrebbero fatto bene a ricordarsi questo utile consiglio quando si recavano in visita da lei . La diabolica donna,infatti, preparava succulenti dolci da offrire alle sue amiche a base di ingredienti sconcertanti: “Il sangue di solito lo riunivo a marmellata con cioccolato, aromi di anice e vaniglia, oppure garofano e cannella. Qualche volta in queste torte , che offrivo alle mie visitatrici, ci mettevo un pizzico della polvere ricavata dalle ossa delle morte”.

La donna venne scoperta e , ritenuta affetta da schizofrenia, morì il 15 ottobre del 1970 in un manicomio criminale.


                                                                                                                   L.T.



Milano, 6 febbraio 2007