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Messico, il 'femminicidio' di Ciudad Juarez

Centinaia di donne violentate e uccise di fronte all'indifferenza delle autorità messicane




E' dal 1993 che centinaia di donne spariscono nel nulla e vengono trovate senza vita ricoperte dalla calda sabbia del deserto che circonda Ciudad Juarez.
La sociologa Julia Monarrez sostiene che sia l'opera di vari serial killers.
"Si tratta quasi sempre di delitti passionali commessi da mariti o fidanzati gelosi" minimizza, invece, Jorge Pedroza, direttore dell'Associazione delle Maquila di Juarez.
Sembra più corretto qualificare come femminicidio ciò che da oltre 10 anni avviene nello Stato di Chihuahua.
Una vittima su cinque si recava tutti i giorni in questi luoghi per lavorare in una delle trecento Maquila, fabbriche di proprietà straniera situate nelle 'zone franche' tra il Centroamerica e gli Stati Uniti.
Ogni giorno una donna, una ragazzina o addirittura una bambina non fa rientro a casa. La famiglia spofonda nel terrore e non sempre ha la possibilità neppure di piangerne il corpo senza vita.
I cadaveri straziati dalla violenza vengono spesso immersi nell'acido, bruciati o gettati tra la spazzatura.
Oltre 400 donne sono state uccise e altrettanto sono scomparse.
Le mutilazioni dei genitali e i segni delle torture operate sui corpi mediante il ritrovamento in sede di autopsia di oggetti inseriti con forza nelle cavità fanno sorgere il sospetto che le donne vengano rapite da bande di 'cacciatori' per perversi giochi erotici  e/o per realizzare i snuff movies (video pornografici di violenze che degenerano in morte).
Molti i dubbi, poche le certezze. Sembra, però, fondata l'ipotesi che vede coinvolti negli omicidi alcuni funzionari di polizia.



                                                                                                       Liala Todde


Milano, 31 gennaio 2008