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Strage di Piazza Fontana
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L'Eccidio di Piazza Fontana

Milano non vuole dimenticare


Erano le 16:37 del 12 dicembre 1969 quando nella Banca Nazionale dell'Agricoltura in Piazza Fontana esplose un ordigno che causò 17 morti e 80 feriti.
Anche quest'anno la città di Milano ha voluto commemorare le vittime con una solenne manifestazione che si è riversata per le vie del centro . Ha voluto essere il composto e sentito ricordo di quei cittadini che si rifiutano di dimenticare . Hanno partecipato anche le Autorità locali e il Presidente della Camera Fausto Bertinotti.
Gli undici processi , che avrebbero dovuto fare luce sulle modalità di realizzazione della strage e soprattutto sulla condotta dei responsabili,  hanno avuto al contrario come esito l'assoluzione di tutti gli imputati.


Tappe fondamentali dei processi riguardanti la strage di Piazza Fontana


Il Processo di Primo Grado , svoltosi prima a Roma e poi a Catanzaro, si conclude nel 1972 con la condanna alla pena dell'ergastolo dei neofascisti  FRANCO FREDA, GIOVANNI VENTURA e GIANNETTINI e alla pena di anni quattro e mesi sei di reclusione per VALPREDA e MARIO MERLINO per associazione sovversiva

Nel Processo di Secondo Grado la Corte d'Appello di Catanzaro (1981)

  • assolve FREDA e VENTURA dall'accusa di strage per insufficienza di prove e li condanna a 15 anni per attentati a Padova e a Milano
  • conferma le condanne di VALPREDA e MERLINO
    assolve GIANNETTINI
Nel 1982 la Cassazione annulla la sentenza d'appello di Catanzaro e rinvia il processo a Bari dove, nel 1985, la Corte d'Assise d'Appello assolve FREDA, VENTURA, MERLINO e VALPREDA per insufficienza di prove.

STEFANO DELLE CHIAIE  e MASSIMILIANO FACHINI vengono indagati e rinviati a giudizio, ma poi assolti.

I neofascisti di ORDINE NUOVO   DELFO ZORZI e CARLO MARIA MAGGI vengono

  • condannati in primo grado alla pena dell'ergastolo (nel 2001)
  • assolti in secondo grado con sentenza confermata in Cassazione.
Ora non è in corso alcun procedimento penale riguardante la strage di Piazza Fontana e non si sa se e quando i parenti delle vittime potranno conoscere la verità