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Storia del crimine: "Caccia alle streghe"

La repressione della stregoneria nei secoli XVI e XVII



I secoli XVI e XVII furono caratterizzati dalla ‘repressione della stregoneria’. Venivano bruciate sul rogo persone ritenute dedite a pratiche diaboliche. Francia e Germania erano gli Stati in cui fu diffusa la ‘caccia alle streghe’
Numerosi uomini di chiesa (il domenicano Bartolomeo Spina,il prelato Binsfeld, il gesuita Del Rio) e giuristi “pratici” ( Jean Bodin, Nicolas Remy, Pierre de Lance, Henri Boguet) diedero vita ad una ricca letteratura tesa a denunciare con rigore quasi ossessivo la pericolosità della ‘magia’.
Solo quando la paura per il ‘fatto stregonesco’ si spense e il delitto che alcuni strorici ora qualificano ‘immaginario’ sparì dai Codici penali.
Circolavano, però, in forma anonima e con tiratura limitata anche alcuni libri (“Cautio criminalis” Friedrich Spee) che avevano come obiettivo di persuadere le autorità da cui dipendevano i tribunali  a porre fine allo scandalo dei processi alla stregoneria.
I tribunali chiamati a decidere erano laici . Gli ecclesistici intervenivano in qualità di consiglieri teologi o di confessori. Inquisitor era l’ “istruttore del processo”. Il vizio fondamentale fondamentale della procedura era l’utilizzo della tortura per ottenere , “liberamente” si diceva, le confessioni .
Il paradosso? L’accusato che cedeva alla tortura era colpevole , mentre quello che resisteva  era assistito dal demonio (maleficium taciturnitatis) per cui ancora più colpevole.